giovedì 23 settembre 2010

Università & altre catastrofi - atto secondo (me)

ROMA,CATANIA, BOLOGNA, PARMA, BARI, PISA, TORINO, MACERATA, GENOVA, RAGUSA, ASSISI, FIRENZE, NAPOLI, SIENA, CAGLIARI, MILANO, PALERMO,  LECCE e così via, chi più ne ha, più ne metta.
Da Sud a Nord gira aria di gelida tramontana già da molti mesi! No,non si tratta degli effetti dello scioglimento dei ghiacciai, né delle correnti scandinave; per una volta tanto la crisi ambientale non c’ entra, poiché ciò che è in atto è un vero e proprio elogio dell’ ignoranza!
Università costrette a far tardare l’apertura, o addirittura a smantellare interi corsi di laurea anche FONDAMENTALI, come ingegneria, economia o giurisprudenza. Non si parla di semplici accorpamenti, ma di vere e proprie chiusure di battenti, con conseguenti orde di studenti smarriti e abbandonati a loro stessi, impossibilitati a seguire, o anche semplicemente ad immatricolarsi ai corsi di laurea da loro desiderati.
Dopo le sempre più rigide iscrizioni a numero chiuso, ecco un altro inquietante scenario che si presenta dinanzi al neo-diplomato che si accinge a discernere sul proprio futuro: le iscrizioni a numero nullo!
Il perché non risiede in una rivolta generale (giustificata) della quasi totalità di ricercatori italiani, spesso spalleggiati da professori ordinari ed associati, ma nella miccia che ha innescato la loro protesta: l’ennesima operazione di malgoverno e di ‘anticultura’ emanata dal ministero dell’ istruzione,e tranquillamente supportata dal Presidente di questo,e tanti altri ministeri.
Un ministero che da un lato propone ‘meritocrazia’, ma dall’ altro non promuove nulla di concreto e stimolante per potenziare la generalità degli atenei italiani, e far raggiungere loro livelli di qualità proporzionati e ben distribuiti su tutto il territorio.
La riforma, invece, sacrifica ulteriormente la già presente instabilità di numerose università italiane, con un taglio dei fondi alle strutture con bilanci in rosso (chi tra loro non presenta debiti,scagli la prima pietra!),e propone sì un aumento di posti di lavoro per i ricercatori, ma opera al contempo tagli netti sul personale docente!
Il finale di questo squallido filmino di serie B? Ricercatori che vanno a tappare i buchi creati dalla riforma, ovviamente rigorosamente sottopagati (o per nulla retribuiti) e caricati come muli da ore ed ore di lezione in esubero. Si pensi che un ricercatore si trova anche a doversi sottoporre al doppio delle ore e dei corsi previsti per un normale docente; e si consideri che, docenze a parte, si dovrebbe anche trovare il tempo..così..nei buchi tra un test e un seminario, nella pausa pranzo magari per svolgere le mansioni per cui ci si è iscritti al dottorato e per cui si son conseguite 2,e dico 2 lauree: la ricerca!
Del resto, comprendo anche le buone ragioni del governo: in Italia la ricerca è ai minimi storici..perchè incentivarla? Perché stanziare fondi ad università ‘scansafatiche’, che osano trovarsi al verde nell’ arduo tentativo di offrire qualità e servizi prima vacanti alle generazioni future? Perché dover osservare quell’ insulso Articolo 34 della Costituzione(‘I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi’), assicurando diritti alle istituzioni universitarie ‘prive di mezzi’?
Molteplici son le risposte a tali quesiti che potrei scandagliare in questo momento, ma ve n’è una che domina su tutte: un Paese che non investe sul proprio futuro e sulla propria cultura è destinato alla morte cerebrale, all’ ignoranza, all’oppressione, alla tirannia di coloro che costruiscono il proprio potere sull’ inettitudine e la paralisi altrui! Uno Stato siffatto non avrà nulla da invidiare ,un giorno, ai regimi Comunisti e Nazisti d’inizio ‘900, e,ahimè, presenti ancora in numerosi Paesi in via di sviluppo.
Quale sia la soluzione a tutto questo non so dirlo con certezza,né mi azzardo in mirabolanti ipotesi; un solo consiglio vorrei esporre alla vostra attenzione: occhi aperti e mente salda!
I ritardi nella ripresa delle lezioni non sono semplici settimane ulteriori di vacanza, ma possono trasformarsi in utili occasioni di confronto, di presa di coscienza,e..perchè no?Di rivolta! Non restiamo ancora una volta impassibili, mentre ci sfilano di tasca diritti e doveri; la loro rivoluzione è anche la nostra, non cerchiamo di imitare gli struzzi, che al primo alito di vento si alienano sotto un fragile cumulo di sabbia! Ad ogni azione, una reazione uguale e contraria; è la fisica, ragazzi!

2 commenti:

  1. Quello che più mi preoccupa è la solitudine del mondo universitario. Per il resto della popolazione questo è un problema secondario. Non c'è da darli torto : una persona pensa prima a guadagnarsi il pane . Purtroppo però, senza la ricerca e l'istruzione , non saremo nemmeno in grado di farlo il pane . Siamo ai minimi storici,spero che i rettori,i ricercatori e i docenti ci coinvolgano per protestare tutti insieme.

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  2. Eh lo so,ognuno coltiva il suo orticello..ma credo che l'orticello di universitari,studenti,ricercatori,professori,rettori sia abbastanza ampio e determinante,da non poter rimanere inosservato!

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